venerdì 15 luglio 2011

Poker? Attenti al carcere

Spesso la legislazione italiana ci sorprende con novità piuttosto improbabili. Quelli che non hanno gradito l’oscuramento dei siti di casinò stranieri in Italia, manco fossimo in Cina con la censura sul web, e hanno poi esultato, quando finalmente anche da noi, è una novità di questi giorni, sono finalmente arrivate poker room che offrono il cash game e casino online legali con regolari licenze, ora però potrebbero in parte ricredersi.
Infatti è vero che finalmente chi vuole potrà giocare ai sui giochi preferiti anche in Italia, ma è anche vero che chi continuerà a scegliere le poker room straniere, senza licenza per il nostro Paese, potrebbe addirittura finire in carcere.
In una nazione dove, come ben noto, chi commette un reato anche cruento, spesso, tra sconti di pena, lungaggini processuali, prescrizioni, indulti, etc… in carcere non ci finisce o lo fa per pochi anni, fa un po’ sorridere o forse sarebbe meglio dire rabbrividire la possibilità di finire in gabbia solo perché si è giocato a poker online.
Forse ai nostri politici servirebbe un corso intensivo di web.
Ovviamente vi invitiamo a scegliere i siti con regolari licenze, che garantiscono maggiori standard di sicurezza e operano in piena legalità, ma ci pare assurdo che se un sito è raggiungibile dall’Italia e uno ci gioca a poker possa finire in carcere. Siamo comunque contrari anche alla “censura” che blocca i siti considerati “illegali”.
Se si vuole davvero proteggere i cittadini si potrebbe coerentemente, anche se anti democraticamente, vietare i giochi, a cominciare da quelli che rimpinguano proprio le casse dello stato, come gratta e vinci e lotterie varie.
Nei prossimi mesi, con l’avvento dei giochi cash, dopo anni di dibattiti e polemiche, il settore dei giochi online vivrà grandi cambiamenti, si spera che questo spingerà anche certi politici un po’ ottusi a rivedere le loro posizioni e capire meglio i temi su cui sono chiamati a legiferare, e sui quali troppo spesso, dimostrano una disarmante ignoranza.

giovedì 14 ottobre 2010

Moda in carcere: le detenute diventano stiliste

Il lavoro per i detenuti è una delle migliori forme di riabilitazione e diminuisce in modo estremamente significativo le recidive, una volta usciti dall'istituto dopo aver scontato la pena.

Da San Vittore ci arriva a tal proposito un esempio davvero molto significativo: 20 detenute ed ex detenute di questo carcere e di quello di Bollate sono state coinvolte con successo nel progetto della cooperativa Alice. Ed ora la loro moda è anche venduta a Milano.

Un po’ di storia
Alice è una cooperativa sociale che gestisce laboratori di sartoria. Si è costituita nel 1992 all'interno del carcere di San Vittore con l'intento di creare percorsi di inserimento lavorativo per persone ristrette nella libertà.
La missione di Alice si concentra su forme innovative di impresa sociale coniugando l'equità economica alla solidarietà: in questo modo Alice tocca e affronta le due sfere, quella "dell'impresa" e quella "della responsabilità sociale", nella costante ricerca di un delicato equilibrio.

I prodotti
La cooperativa realizza, ad oggi, varie linee di prodotti:
abbigliamento, costumi teatrali, la divertente linea “gatti galeotti”, elementi di arredo tessile, gadgets,  tessitura e sartoria forense.

Per altre informazioni visitate il sito: www.cooperativalice.it

giovedì 29 luglio 2010

Poliziotto muore dopo un malore nel carcere di Turi

Un agente di polizia penitenziaria di 48 anni in servizio nel carcere di Turi è morto oggi dopo essere stato colto da malore mentre stava per prendere servizio.

"La morte del poliziotto - scrive l'Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma della Polizia Penitenziaria) in una nota - ha sconvolto la comunità di Polizia che a Turi è di 100 unità, in notevole sottorganico contro una popolazione detenuta di circa 180 persone".

"Il sottufficiale - si legge in seguito - è stato colto da infarto,e l'Osapp pur senza collegare il caso ad altri tre casi di recenti avvenuti nella sede di Lecce dove i poliziotti sono stati trasportati d'urgenza presso le strutture ospedaliere", rileva ancora una volta che "una riflessione andrebbe fatta sul notevolissimo sovraffollamento a quota 4.600 delle carceri pugliesi, sui turni stressanti e massacranti che arrivano fino a dodici e quindici ore continuative nei reparti detentivi, e su una situazione di invivibilità sotto l'aspetto igienico sanitario e di salubrietà del posto di lavoro che condizionano la scarsa qualità della vita dei Baschi Azzurri".

giovedì 8 aprile 2010

Rivolta nel carcere di Porto Azzurro

Due agenti penitenziari del carcere di Porto Azzurro (Livorno) sono stati vittime di una protesta dei reclusi contro le condizioni di vita nell'istituto.
Accerchiati, minacciati e sequestrati da una quarantina di detenuti armati di piccole lame.
Per il direttore del carcere, Carlo Alberto Mazzerbo, quella di ieri è stata «un'azione dimostrativa condotta in una forma assolutamente intollerabile, per il malfunzionamento della caldaia e di alcune lavatrici, che stiamo sistemando».
La liberazione degli ostaggi è avvenuta intorno alle 17:50, senza spargimento di sangue.

giovedì 14 gennaio 2010

Nuovo piano carceri

Nessun indulto, niente amnistia.
Per dare dignità a chi deve scontare una pena in carcere occorrono nuovi istituti penitenziari e duemila agenti in più. A ribadirlo è stato lo stesso Guardasigilli, Angelino Alfano, illustrando il nuovo piano carceri varato dal Consiglio dei Ministri.

sabato 5 dicembre 2009

Raffaele Sollecito e Amanda Knox in carcere

Prime ore di carcere per Amanda Knox e Raffaele Sollecito dopo la sentenza di condanna dei giudici per l'omicidio di Meredith Kercher.


I due giovani, disperati, sono sorvegliati a vista dalla polizia carceraria. "Non capisco perché nessuno crede in me - ha detto Amanda - Ho sempre detto la verità, non ho ucciso Meredith".
E Sollecito: "Cosa faccio qui ora? Perché si sono comportati così con me?"

I due appaiono terribilmente provati dopo la sentenza. Amanda Knox, dopo aver passato la notte in lacrime, è sembrata, a chi l'ha vista nel carcere di Capanne a Perugia, molto demoralizzata e delusa.

martedì 10 novembre 2009

Spunta un testimone del pestaggio Cucchi


Si aggiunge un nuovo capitolo al già complicato caso di Stefano Cucchi, ora spunta un testimone che avrebbe assistito al pestaggio del giovane nella cella di sicurezza, a Palazzo di giustizia, a Roma. La notizia è apparsa oggi su alcuni quotidiani ed è subito rimbalzata tra i vari media.
Cucchi era stato arrestato in buone condizioni fisiche per il possesso di alcuni grammi di droga. E' morto una settimana dopo, nell'ospedale Sandro Pertini con evidenti segni di percosse e gravi fratture.
A finire indagati dovrebbero ora essere sia carabinieri che agenti di polizia penitenziaria e alcuni detenuti.